Ritorna il panico da Trichinellosi, la malattia dei cinghiali, dopo il caso del ritrovamento di un cinghiale abbattuto affetto da questa malattia in Calabria pochi giorni fa.

Ma che cos’è la Trichinellosi? Scopriamo insieme di cosa si tratta e perchè può essere letale per l’uomo.

Che cos’è la Trichinellosi?

La trichinellosi (detta anche trichinosi) è una zoonosi causata da vermi cilindrici (nematodi) appartenenti al genere Trichinella. Questo parassita inizialmente si localizza a livello intestinale per poi dare origine a una nuova generazione di larve che migrano nei muscoli, dove poi si incistano. Il parassita è in grado di infettare i mammiferi, gli uccelli e i rettili, soprattutto quelli carnivori e onnivori come maiali e cinghiali, di cui vi avevo precedentemente parlato.

Le larve all’interno delle cellule nutrici possono sopravvivere per anni sia nell’uomo che negli animali, restando in attesa di essere ingerite da un nuovo ospite.

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Come si trasmette la Trichinellosi?

ll ciclo vitale della Trichinella prevede due fasi: un ciclo domestico e uno silvestre.

Il ciclo domestico, che coinvolge anche l’uomo, interessa prevalentemente i maiali, che cibandosi di alimenti contenenti prodotti di macellazione infestati o di animali del ciclo silvestre contenenti larve, possono poi trasmettere il parassita all’uomo quando questo ne consuma le carni poco cotte o crude.

Il ciclo silvestre, invece, interessa una gamma più ampia di animali carnivori selvatici (volpi, cinghiali selvatici, orsi, alci).

Le larve vengono liberate nell’intestino tenue, penetrano la mucosa e diventano adulte in 6-8 giorni. Le femmine sono lunghe circa 2,2 mm e i maschi circa 1,2 mm.

Rilasciano larve vitali per 4-6 settimane poi muoiono o vengono espulse. Le larve appena nate migrano attraverso il flusso sanguigno e linfatico ma sopravvivono solo all’interno delle cellule dei muscoli striati scheletrici.

Queste si incistano completamente in 1-2 mesi come parassiti intracellulari ed, infine, quando muoiono vengono riassorbite o vanno incontro a calcificazione. Il ciclo continua solo se le larve incistate vengono ingerite da un altro carnivoro.

La trasmissione all’uomo avviene esclusivamente per via alimentare, attraverso il consumo di carne cruda o poco cotta contenente le larve del parassita. 

In Italia, il veicolo di trasmissione è la carne suina (maiale o cinghiale), equina e più raramente di carnivori selvatici (volpe). La trichinosi non si trasmette da persona a persona. Il periodo di incubazione è generalmente di circa 8-15 giorni, ma può variare da 5 a 45 giorni a seconda del numero di parassiti ingeriti.

I sintomi della Trichinella 

Negli animali la Trichinella è asintomatica mentre diverso è il discorso per l’uomo.

Durante la 1a settimana possono comparire nausea, crampi addominali e diarrea.

1-2 settimane dopo l’infestazione compare la sintomatologia sistemica: edema facciale o periorbitale, mialgia, febbre persistente, cefalea, emorragia sub-congiuntivale e petecchie. Il dolore oculare e la fotofobia spesso precedono la mialgia.

I sintomi dovuti all’invasione muscolare possono simulare una polimiosite. Il dolore può manifestarsi a carico dei muscoli della respirazione, dei fonatori, della masticazione e della deglutizione. Nelle infestazioni massive può comparire grave dispnea.

Nelle infezioni gravi, l’infiammazione può causare complicanze: cardiache (miocardite, insufficienza cardiaca, aritmie), neurologiche (encefalite, meningite, disturbi visivi o uditivi, convulsioni), o polmonari (polmonite, pleurite). La miocardite o l’encefalite possono causare il decesso.

La sintomatologia si risolve gradualmente e, nella maggior parte dei casi, scompare intorno al terzo mese, quando le larve sono del tutto incistate nelle cellule muscolari e sono state eliminate da altri organi e tessuti. Vaghi dolori muscolari e stanchezza possono persistere per vari mesi.

Come curare la Trichinella?

Per le forme lievi di infezioni generalmente sono sufficienti dei farmaci per alleviare i sintomi. 

Nella gestione delle forme più gravi è previsto invece l’impiego di terapia antiparassitaria con farmaci come il mebendazolo, albendazolo e terapia cortisonica.

Prevenire la Trichinella

Dato che prevenire è sempre meglio di curare, ecco alcuni consigli utili per evitare di prendere l’ infezione.

  • la carne va consumata ben cotta, in modo che le eventuali larve presenti vengano distrutte dal calore (è sufficiente 1 minuto a 65°C). Il colore della carne deve virare dal rosa al bruno;
  • la selvaggina e i maiali macellati a domicilio devono essere esaminati da un veterinario per determinare l’eventuale presenza delle larve del parassita nelle carni;
  • se non è noto se la carne è stata sottoposta a esame trichinoscopico, è bene congelarla per almeno 1 mese a -15°C: un congelamento prolungato, infatti, uccide le larve;
  • nel caso si allevino maiali o cinghiali, impedire che mangino la carne cruda di animali (puoi anche leggere qui altre tecniche per somministrare in modo corretto il cibo ai suini di allevamento e ai cinghiali di allevamento);
  • quando si macella la propria carne in casa, pulire bene gli strumenti;
  • salatura, essiccamento, affumicamento e cottura nel forno a microonde della carne non assicurano l’uccisione del parassita.

Per ulteriori consigli resta aggiornato sul mio blog.

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