Tutto sul cinghiale

Tutto sul cinghiale

 

Il cinghiale a parte nell’ordine gli artiodattili e della famiglia dei suidi.

Di forma massiccia e pesante, la sua lunghezza varia da 120 a 150 cm mentre l’altezza misurata alle spalle oscilla 70 e 110 cm, i valori inferiori si riferiscono alle femmine quelli maggiori ai maschi.

Il peso che può raggiungere nei maschi e 2 q mentre le femmine non superano i 150 chili.

È un animale diffuso in Ansia, Africa ed Europa. In Italia è presente Dalle Alpi alla Calabria, assente in Sicilia mentre in Sardegna si incontra una particolare sottospecie

Parte 1

(Sus s. meridio-nalis). Grazie alla sua relativa longevità vive mediamente 10 anni ed una buona prolificità, vanta una buona diffusione.

Grazie alla scomparsa dei nemici naturali il lupo e l’abbandono da parte dell’uomo in molte zone di collina e di montagna, dove il cinghiale trova un habitat naturale, specie in presenza di zone umide.

Allo stato selvatico il cinghiale vive in branchi formati da tre a cinque femmine adulte accompagnate dalla loro prole con uno o due giovani.

I maschi anziani, di oltre 3 anni sono di solito solitari anche se in alcuni casi possono accettare la presenza di un soggetto giovane che accompagna.

 Allevamento e attrezzatura

Non si parla di un vero e proprio allevamento intensivo ma semmai di una forma di allevamento in clausura.

Da attuare soprattutto per la selezione e la moltiplicazione dei riproduttori e di una forma di allevamento in semilibertà, alla quale si ricorre per la produzione di soggetti da ripopolamento.

L’allevamento dovrà prevedere due distinte zone, una riservata ai recinti per i riproduttori, L’altra destinata ai cinghiali.

Ognuna di queste due aree dovrà essere a sua volta suddivisa in un numero di recinti tale da consentire una rotazione fra quelli occupati dagli animali nelle varie fasi produttive e quelli liberi.

L’assenza di animali consente infatti ai recinti quel’ indispensabile periodo di riposo che oltre a permettere la regolare manutenzione del terreno interrompe anche il ciclo biologico di molte malattie e parassitosi.

 Alimentazione

L’animale è dotato di un elevato grado di rusticità, il cinghiale si adatta bene ad utilizzare efficacemente numerose materie prime, fra le quali anche molti sottoprodotti delle lavorazioni agroalimentari.

Tuttavia l’obiettivo degli allevamenti non è quello di produrre animali di peso elevato e quindi con una percentuale di grasso eccessiva rispetta gli standard della spesa.

Questa regola vale sia per gli allenamenti che si pongono come fine la produzione di animali per il ripopolamento sia per la produzione di carne (Fresca o trasformata).

L’alimentazione necessità di un fabbisogno proteico elevato, non meno importante è il fabbisogno energetico che in funzione all’attività motoria che potrà essere soddisfatta dagli amidi, dagli zuccheri presenti in molti cereali come nel orzo.

Pur avendo l’accortezza di un opportuno razionamento per evitare il problema di un eccessivo ingrassamento dell’animale.

 

Il cinghiale

Allo stato libero divora vegetali, cereali, Radici e tuberi come carne allorquando riesce a catturare topi, talpe o coniglietti selvatici. Il cinghiale si adatta bene alla alimentazione basata su mangimi composti integrati formulati dall’industria.

Linea di massima si può fare riferimento ai mancini per i suini ma in alcuni casi possono chiedere formulazioni.

Che tengano conto delle necessità di sostenere la più forte attività motoria di questi animali e l’opportunità di evitare ingrossamenti indesiderati.

Alle fattrici durante il periodo della gravidanza e del successivo allattamento, che richiede all’animale un considerevole sforzo produttivo.

Possono essere somministrati mancini destinati alle scrofe gravide ed allattanti, che andranno somministrati a volontà dopo il parto.

Riproduzione

La pubertà nei maschi si manifesta già intorno ai 5-6 mesi di età, è opportuno che il loro avvio alla carriera riproduttiva non si ha fatto prima e 12 mesi in modo da non compromettere il futuro sviluppo dell’animale.

Il maschio potrà poi rimanere in attività sino a 5-6 annidi età ed oltre.

Anche per le femmine conviene attendere il compimento di 12-14 mesi di età prima di essere fecondata, anche se i primi calori si manifestano molto prima di tale periodo (Otto-Nove mesi).

I calori si presentano nelle femmine allo stato libero nel periodo compreso fra novembre e febbraio.

Nelle condizioni di attività, con lo svezzamento precoce, si può favorire la comparsa dei calori anche in altri periodi, in modo da ottenere una media di tre parti ogni due anni.

La gravidanza dura circa 112-118 giorni.

Qualche giorno prima del parto letterale tende ad isolarsi dal branco e compaiono i segni dell’approssimarsi del termine della gravidanza.

Tra questi i previdenti saranno l’inturgidimento delle mammelle e l’ingrossamento della vulva.

Quando il parto si fa vicino è opportuno allontanare la femmina dal branco per condurla in una zona dell’allevamento, dotata di idoneo riparo, e dove rimarrà sino allo svezzamento della nidiata.

Il Parto

avviene naturalmente senza bisogno dell’uomo, la cui presenza potrebbe persino rivelarsi controproducente, specie nei giorni immediatamente successivi al parto.

In questo periodo la femmina è particolarmente nervosa e uno spavento ed un suo nervosismo potrebbe mettere a repentaglio la vita della nidiata.

La nidiata è composta da 5-6 redi, anche se possono verificarsi parti con 10 nati.

La fertilità aumenta normalmente con l’età della fattrice per raggiungere il suo apice intorno al sesto anno di vita.

I cinghialetti

Assumeranno subito dopo la nascita il colostro materno, ricco di anticorpi e quindi di fondamentale importanza per la provenienza delle malattie.

A differenza degli altri mammiferi la femmina non presta particolare aiuto a neonati.

Tanto che questi si liberano da soli dei frammenti della placenta così come da soli produrranno, per lacerazione la rottura del cordone ombelicale.

Si possono verificare degli animi per la carenza di ferro consigli conseguente alla alimentazione lattea, sarà allora indispensabile ricorrere alla somministrazione di ferro per via parenterale.

Non mancano in commercio prodotti idonei a soddisfare questa esigenza. Dopo effettuato lo svezzamento la fattrice sarà reintrodotta nel branco.

 

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